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L'AI la usi già. Scrivi prompt, fai girare chain, magari hai collegato un tool o due. Questa fase ti insegna la parte che sta sotto a tutto questo: l'harness.

Una parola sta per cambiare significato, e conviene dirlo a voce alta. Finora un agent era un brief scritto dentro uno strumento di chat. Da qui in avanti, agent vuol dire coding agent: software che modifica file, esegue comandi e lavora dentro un repository. Stessa parola, macchina più grossa. Le prime due lezioni disegnano il quadro prima che ci si costruisca sopra.

L'harness è tutto quello che costruisci intorno a un modello: il context che gli passi, i tool che gli lasci chiamare, il loop in cui lo fai girare. Metti GPT, Gemini o un modello aperto al posto di Claude e l'harness cambia a malapena. Ed è proprio questo il punto. Il modello è una commodity che noleggi. L'harness è quello che progetti tu, e fa la differenza tra un agent affidabile e uno che sullo stesso compito va a singhiozzo.

Davanti a te quattro moduli: il primo presenta la macchina, gli altri progettano ognuno uno strato diverso dell'harness.

COSA TI ASPETTA
  • Il coding agent: cos'è, il repository in cui lavora e una prima esecuzione supervisionata che approvi passaggio per passaggio.
  • La mentalità: tratta la context window come un budget. Decidi tu cosa il modello vede e cosa non vede mai.
  • Lo strato statico: i file di istruzioni e le skill che il modello carica prima di partire. AGENTS.md e compagnia.
  • Lo strato dinamico: tool, loop, isolamento e verifica. Cosa il modello può fare, e come lo controlli.

Qui è tutto neutro rispetto agli strumenti e portabile. Nominiamo Claude Code, Codex e Cursor come esempi, mai come unica strada. AGENTS.md è la scelta di default perché funziona con tutti. Impari l'harness una volta e te lo porti dietro su qualsiasi modello farai girare l'anno prossimo.